GII 2014: guida ai Paesi più innovativi del mondo

È stato presentato lo scorso 18 luglio a Sidney, nel corso del Meeting Internazionale dei Business Leaders, il Global Innovation Index 2014, la pubblicazione annuale – curata da Cornell University, INSEAD e World Intellectual Property Organization – che si propone di indagare l’ecosistema dell’innovazione mondiale, elaborando un ranking di 143 paesi sulla base di un indice sintetico.

Nel corso dei sette anni dalla sua nascita, il GII si è costituito come un punto di riferimento autorevole per l’innovazione, proprio perché ne riconosce il ruolo chiave come driver di crescita anche e soprattutto per i mercati emergenti. L’autorevolezza dell’indice risiede nell’accuratezza e nella precisione con cui viene calcolato: il GII, infatti, include in realtà diversi altri sotto indicatori che vanno oltre le misurazioni tradizionali come il tasso di ricerca e sviluppo, ormai non più sufficiente se non incrociato ad altre dimensioni.

Dopo aver esplorato le dinamiche locali per l’innovazione per l’edizione 2013, il tema del GII di quest’anno ha approfondito l’importanza dello human factor individuale e collettivo che sta dietro ai processi innovativi. Certo, l’importanza del contributo dei singoli nell’innovazione è stato già ben documentato dalla letteratura, ma il risultato del GII 2014 ha apportato ulteriori conferme alla stessa tesi.

Ma come funziona il GII?

Il GII si avvale di due sottodimensioni principali, l’Innovation Input Sub-Index e l’Innovation Output Sub-Index.

Il primo indice ruota attorno ai cinque capisaldi che regolano l’input nelle attività innovative: istituzioni, capitale umano e ricerca, infrastrutture, complessità del mercato e complessità del business. Il secondo riassume le dimensioni degli output tecnologici e degli output creativi.

Alla base di questo framework, aggiornato e migliorato ogni anno, troviamo infine 81 indicatori individuali.

Quali risultati per il 2014?

Per il quarto anno consecutivo, la Svizzera si attesta al primo posto della classifica dei paesi più innovativi, seguita da UK, Svezia e Finlandia. E il risultato non sorprende. La criticità maggiore riscontrata è la presenza di un innovation divide ben definito: il gap si trova tra i paesi top 25, quelli con economie dall’income più elevato, e il resto dei follower. Le tre aree dove il divide risulta essere più marcato sono rappresentate dalle infrastrutture (ICT, sostenibilità ecologica ed infrastrutture in senso lato), dalla complessità del business e dagli output creativi (asset intangibili, creatività online).

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Il persistente innovation divide: stabilità tra top 10 e top 25 (fonte: Global Innovation Index 2014)

E c’è di più. Mentre il gap cresce, molto piccole sono state le modifiche interne alla classifica delle migliori performance: eccetto che per un piccolo colpo di coda (il Lussemburgo che scala la classifica fino ad attestarsi in nona posizione, spingendo fuori l’Irlanda che scende all’undicesimo posto), i protagonisti della top ten sono gli stessi dello scorso anno.

I movimenti all'interno della top 10 nel corso degli ultimi quattro anni (fonte: Global Innovation Index 2014)

I movimenti all’interno della top 10 nel corso degli ultimi quattro anni (fonte: Global Innovation Index 2014)

E l’Italia? Si fa strada a fatica, raggiungendo però una dignitosa posizione 31.

Ma davvero l’innovazione è ancora prerogativa dei soliti noti? 

Prima di rispondere, puoi leggere l’intero dossier a questo link.

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